Via Paganini, 7 Recensione di Francesca Luzzio

Il romanzo di Myriam De Luca, Via Paganini, 7 (Spazio Cultura Edizioni, Palermo, 2016) possiamo definirlo un romanzo di genere psicologico, infatti Viviana, la protagonista, da narratrice omodiegetica, racconta la sua vita, la sua storia, non certo indotta da una volontà di oggettivazione narrativa del suo vissuto, quanto dall’esigenza di chiarire a se stessa le ragioni del suo esistere.

Gli eventi esterni della prima fase della sua vita sono stati motivo di smarrimento e sofferenza, tali da indurla a ricercare se stessa, per capire cosa vuole veramente realizzare, insomma, per esserci nel senso heideggeriano del termine, ossia vivere un’esistenza caratterizzata da un’intenzionalità verso il mondo. Ma quella di Viviana, sarà un’intenzionalità che non conduce all’angoscia della morte, come per Heidegger, ma alla gioia di vivere e morire nel dedicarsi agli altri, nel trovare, porgendo la mano a deboli e indifesi, la ragione di essere hic et nunc.

Viviana vive una situazione familiare che non comprende, che determina in lei un dolore indescrivibile: la madre e in genere tutta la sua famiglia la trattano da estranea, ma tale affermazione è un eufemismo, di fatto la disprezzano e questo le procura una sofferenza tanto più grande, quanto più inesplicabili sono per lei le motivazioni di tale comportamento, né l’affetto patinato del suo fidanzato o quello sincero e autentico di una sua zia o di un’amica riescono ad attenuare in lei la condizione di smarrimento che vive, il progressivo annullamento del suo ego che tutto ciò determina.

Nasce così l’esigenza di cercarsi, di dare una direzione alla sua vita e lo farà attraverso un viaggio che segni un taglio con il passato, e una nuova dimora, Torino, dove, inserendosi nel mondo del lavoro, anche quello più umile, conoscerà altra gente e, nell’iter faticoso dei giorni, troverà nell’amore verso gli altri, verso i sofferenti, anche solo per l’età, come i vecchietti del pensionato dove alla fine lavora, la ragione vera e il senso della sua vita. Né la morte della zia e una sua lettera rivelatrice delle ragioni del disprezzo alterano la sua serenità.

Il viaggio pertanto, come nell’Odissea di Omero o nell’Ulisse di Joyce diventa strumento di conoscenza degli altri e di costruzione della propria identità. Socrate, d’altronde, sosteneva che l’uomo non può che tendere a scoprire quello che è e quello che deve fare per vivere nel modo migliore e conoscere il modo più adatto per essere felice e Viviana, in fondo, fa tutto questo e neppure la cruda verità (l’essere frutto di uno stupro), rivelatrice delle ragioni del disprezzo nei suoi confronti, riesce a turbare l’equilibrio da lei raggiunto: il perdono e l’amore trionfano.

Lo svolgimento diacronico degli eventi fa sì che in genere fabula e intreccio coincidano, ma non mancano feed-back memoriali sollecitati da occasioni che, come la madeleine di Proust, immergono nel passato; ad esempio, il vedere anche la spazzatura “vestita a festa” a causa della neve, ricorda alla protagonista, quando sua madre l’agghindò nel migliore dei modi possibili, per partecipare a una festa di gente che contava, offrendo così alla Viviana adulta e consapevole l’opportunità per scagliarsi contro l’arrivismo della classe borghese emergente.

A livello formale, la scrittrice va alla ricerca di un linguaggio essenziale e pregnante e che nello stesso tempo trasfigura la realtà descritta (ad esempio, la già citata spazzatura “vestita a festa”), rendendola allusiva e polisemica. Ciò ha comportato in genere l’adozione di una dimensione lirica, la realizzazione di pagine nelle quali l’uso di clausole poetiche e il valore fonico delle parole danno consistenza anche emotiva alle vicende narrate e generano, di conseguenza, una sorta di intensa empatia tra lettore e narratrice-protagonista.

A pagina 101 si legge: “Amore che non ha bisogno di parole, amore che si traduce attraverso l’intenso linguaggio degli occhi…, amore che non si aspetta nulla in cambio, amore che non si accorge…, amore che non sa neanche cos’è l’amore…”. Orbene, sono numerosi i periodi che come questo, grazie alle anafore, alle allitterazioni, alle rime o quasi rime, cesellano di poesia la prosa, pertanto non si reputa erroneo sostenere che trattasi in genere di “prosa lirica”.

Francesca Luzzio

Francesca Luzzio, Blog di letteratura e cultura di Lorenzo Spurio
https://blogletteratura.com/2017/12/19/via-paganini-7-di-myriam-de-luca-recensione-di-francesca-luzzio/

Pubblicato da ilblogdimyriamdeluca

Sono Myriam De Luca, nasco a Palermo dove vivo e opero. Credo fortemente nel valore delle parole, per questo desidero presentarmi con tre parole a me molto care: Donna Sono una donna, prima di tutto il resto, che lotta per prendersi quello che è suo, per appartenere solo a se stessa, per difendere la sua anima anche se questo dovesse costarle nemici e solitudine. Amore L’amore per mio marito, i miei due figli e il mio cane mi permette di superare ogni mio limite e in loro si coniuga in tutti i tempi il verbo amare. Scrittura La scrittura ha sempre rappresentato il mio luogo segreto, protetto, irraggiungibile in cui perdermi e ritrovarmi. Un mezzo di autentica libertà. Credo che ci sia un tempo per ogni cosa e, forse, proprio per questo il mio romanzo d’esordio Via Paganini, 7 ha preso vita solo nel giugno 2016. Appena un anno dopo, dal libro viene tratta un’omonima opera teatrale che ottiene un grande successo di pubblico e di critica. Il teatro è un’altra mia grande passione. Ho studiato recitazione per parecchi anni e ho partecipato a diverse rappresentazioni teatrali. Nel giugno 2018 il mio figlio cartaceo mi dà un’altra bella soddisfazione: vince la XXVII edizione del Premio Letterario Maria Cristina di Savoia, considerato il Premio Strega dei cattolici. Anche scrivere in lirica mi piace molto e nel 2018 pubblico la raccolta di poesie Esortazioni Solitarie, ma ancor prima, nel 2017, arrivo finalista al Premio Piersanti Mattarella con la poesia Mafia e sale, dedicata al giudice Falcone. Pubblico nell’ottobre 2020 la raccolta di poesie L’invisibile Nutrimento, Edizioni Thule. Sono socia onoraria dei Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia, socia del Rotary Club Palermo Montepellegrino, socia dell’ Ottagono Letterario, dell’associazione Termini d’Arte, socia onoraria del Cenacolo Letterario Italiano. Gestisco nel cuore di Palermo Alkarah uno spazio eventi e cultura. La ricerca della bellezza, attraverso l’arte in ogni sua forma, è parte fondamentale della mia vita

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