NOSTALGIA DI ALEPPO

Ho cavalcato la disperazione
tra le rovine di una città
distrutta

Era bella Aleppo
prima che l’odio fagocitasse
tutti i suoi fiori

Ho afferrato nella corsa
un ramo fiorito del mio giardino

Ha continuato a fiorire
sul muro bianco di un ‘altra vita

da gridare, da pretendere
con lo sguardo affamato
verso oriente


Dopo la Seconda guerra mondiale avremmo giurato che i conflitti armati non avrebbero avuto futuro, e invece continuano a esistere in svariati luoghi del mondo.
Tante persone sono costrette ad abbandonare la propria terra a causa delle guerre e delle persecuzioni.
Esperienze di grande umiliazione e dolore subite da uomini, donne e bambini privati della loro dignità e dei diritti umani.

Al sicuro nella nostra parte del mondo, dimentichiamo le orribili realtà di guerra o di conflitto.
Migliaia di rifugiati senza patria, sopravvissuti a destini crudeli, invadono le strade delle nostre città sotto gli sguardi infastiditi di noi “civili cittadini”.
Tornare a casa e chiudere la porta, raccomandare ai nostri figli di stare alla larga da questi individui pericolosi, questo ci tocca fare.
Dobbiamo difenderci, occorre schermarci.
Noi non abbiamo nessuna colpa, non sappiamo nulla delle loro guerre.
Questa è la vita: ci sono i vinti e i vincitori.
C’è chi ha più case e chi nemmeno una, ci sono i deboli e i potenti, c’è chi profuma di colonia e chi dovrà portarsi addosso l’odore acre e amaro della sua terra da dimenticare.

Se la civiltà avesse una coscienza e se tutti i governi del mondo fossero meno complici nella difesa dei loro interessi politici ed economici, nessuno dovrebbe più rinunciare al suo posto nel mondo.


ABULA

Vi siete mai chiesti
com’è l ‘altro lato
del mondo?
Mi chiamo Abula
e qui da questa parte
del mondo non è ammesso
vivere
Ogni giorno, ogni minuto,
ogni secondo
è un addio scampato
alla mano del mio aguzzino
è fiato sospeso tra gli spari
è giocare a nascondino
con la morte
Aspetto un cenno
da parte del mio Dio
Immagino, intanto, il miracolo
di poter vivere dal vostro lato
del mondo
accarezzata dal suono sereno
della notte
cullata da braccia che profumano
di sogni

DONNE DI GAZA

Scintilla un cielo d’acciaio
sopra la città
la luna a forma di coltello
ricama un altro giorno
di morte
La vita sembra essere
scomparsa per sempre
Anche i l vento si nasconde
dietro i vetri rotti delle case
per non smuovere l’aria grigia
e fumosa
Invano gli alberi sollevano
le fronde verso il cielo
Basse le braccia
posteggiate tra le gambe
rannicchiate
Sosta per un attimo la guerra
alle soglie del confine
Piangiamo su un fazzoletto
di terra
giurano vendetta i nostri figli
sulle canne dei fucili
Sanguina la libertà
come rivolo d’acqua
che scivola nel buio di Gaza
Con occhi mai spenti
non ci stancheremo di guardare
l ‘orizzonte
Con mani piene di dignità
abbatteremo l ‘omertà del silenzio
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Pubblicato da ilblogdimyriamdeluca

Sono Myriam De Luca, nasco a Palermo dove vivo e opero. Tre parole bastano per presentarmi e rappresentarmi: Donna, Amore, Scrittura. La ricerca della bellezza, attraverso l’arte in ogni sua forma, è parte fondamentale della mia vita. Seguitemi in questo blog per scoprire il mio mondo, miei libri, la mia anima.

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