Sentire il tutto

Tutto intorno a noi parlava di un silenzio a compartimenti stagni che, come il cristallo, riflette una luce scomposta in tanti colori.

Silenzi come raggi di sole che si poggiano su di noi.

Silenzi che sposano il cielo, il mare, le stelle. La mia idea di libertà. Silenzi che osano, che si insinuano in percorsi non battuti, non segnati su nessuna mappa, in cui si rischia di perdersi e rimanere soli.

[…]

Sorrise dicendomi: «Tutti possono guardare tutto ma non tutti possono sentire il tutto. Quando osservo un quadro, solo il mio sguardo entra dentro la tela… la mia parte emozionale comincia a viaggiare esplorando i territori più sconfinati e sconosciuti di ogni mio frammento viscerale. […] Questa è la bellezza dell’arte in genere che ti permette di entrare e uscire da tutte le emozioni che vuoi, senza mai intrappolarti in ristrette parti del tutto.»

Myriam De Luca, Via Paganini, 7

Nel linguaggio comune si usa spesso un termine per indicare le emozioni violente scaturite dalla visione di un’opera d’arte: Sindrome di Stendhal.

Il nome viene dal grandissimo scrittore de Il Rosso e il Nero e La Certosa di Parma che, durante una sua visita a Firenze, così descrive il suo stato d’animo:

“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere”.

La scienza ha tentato per anni di dare una spiegazione a queste sensazioni, senza mai riuscirci davvero, perché costretta alla fine a scontrarsi con concetti difficilmente catalogabili all’interno di un quadro esclusivamente razionale. Primo fra tutti, l’empatia.

Già, proprio quella particolare capacità che permette di comprendere gli stati d’animo e le emozioni altrui, che ci consente di sperimentare davvero la parte più elevata della nostra umanità, di comunicare anche senza una parola.

L’arte, nella sua essenza, si fa spesso veicolo di questo scambio. Si propone, anzi, come il mezzo più eccezionale di questa trasmissione, perché consente di stabilire l’empatia anche a distanza di secoli, a distanza di chilometri. Anche se le due anime in contatto non si incontreranno mai.

La magia dell’arte è proprio questa: essere un ponte verso il mondo dell’Altro e, allo stesso tempo, verso un mondo Altro. Non si piega all’esclusiva interpretazione di un singolo, ma si offre come percorso molteplice di emozioni.

Alcune così intense e dirette da far persino male al cuore.

Pubblicato da ilblogdimyriamdeluca

Sono Myriam De Luca, nasco a Palermo dove vivo e opero. Tre parole bastano per presentarmi e rappresentarmi: Donna, Amore, Scrittura. La ricerca della bellezza, attraverso l’arte in ogni sua forma, è parte fondamentale della mia vita. Seguitemi in questo blog per scoprire il mio mondo, miei libri, la mia anima.

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