Emotion recollected in tranquillity

Nell’ultimo post ho parlato delle emozioni che ricavo dalla natura, dal contatto benefico con gli elementi, da questo stato di grazia che mi procura l’osservazione della bellezza, e da come questo si tramuti in cura contro i malesseri della vita quotidiana.

Questo pensiero mi ha ricordato un poeta che amo molto, William Wordsworth. Fondamentale per la letteratura inglese, forse meno noto ai lettori italiani, Wordsworth è stato il padre del Romanticismo, colui che ne ha scritto il Manifesto.

Per lui il contatto con la natura è la fonte di ogni sentimento verace. La natura è la nostra guida morale e spirituale. Purtroppo il poeta sa di non poter trascorrere tutto il proprio tempo immerso in questa contemplazione. C’è la vita ordinaria e quotidiana che incombe, alla quale presto o tardi dobbiamo fare ritorno.

Nella Prefazione alla seconda edizione delle Lyrical Ballads, pubblicata nel 1800, ci consegna allora un’importante definizione della poesia: “Poetry is the spontaneus overflow of powerful feelings: it takes its origin from emotion recollected into tranquillity”. La poesia è lo spontaneo tracimare di potenti sentimenti: prende origine dall’emozione ricordata nella quiete.

Con questa frase, stabilisce un legame intenso tra presente e passato che scorre attraverso la poesia. L’esperienza sensoriale della natura e del mondo genera dentro di noi l’emozione. La memoria e il ricordo di quell’esperienza vengono riprodotti successivamente in forma poetica, generando una seconda emozione, più pura, distillata, alla quale possiamo attingere in ogni momento, quando non siamo più in contatto diretto con gli elementi che, in origine, ci hanno fatto provare quelle sensazioni.

Vi lascio qui una delle poesie più belle di Wordsworth, un inno intimo alla gioia rivissuta attraverso il ricordo della natura: Daffodils.


I wandered lonely as a cloud
That floats on high o’er vales and hills,
When all at once I saw a crowd,
A host, of golden daffodils;
Beside the lake, beneath the trees,
Fluttering and dancing in the breeze.
Continuous as the stars that shine
And twinkle on the Milky Way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.
The waves beside them danced; but they
Out-did the sparkling waves in glee:
A poet could not but be gay,
In such a jocund company:
I gazed – and gazed – but little thought
What wealth the show to me had brought:
For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.

Erravo solitario come una nuvola
Che fluttua in alto sopra valli e colline,
Quando all’improvviso vidi una folla,
Una moltitudine, di dorati narcisi;
Accanto al lago, sotto gli alberi,
fluttuanti e danzanti nella brezza.
Costanti come le stelle che risplendono
E scintillano nella Via Lattea,
Si stendevano in una linea senza fine
Lungo il margine di una baia:
Diecimila ne vidi in un solo sguardo,
Che scuotevano le teste in un vivace ballo.
Le onde accanto a loro ballavano; ma essi
Sorpassavano le scintillanti onde in allegria:
Un poeta non poteva che essere gioioso,
In tale gioconda compagnia:
Io guardavo e guardavo ma poco pensavo
alla ricchezza che lo spettacolo mi aveva portato:
Perché spesso, quando sul mio letto giaccio
Di umor distratto o pensieroso,
Essi balenano in quell’occhio interiore
Che è la beatitudine della solitudine;
E allora il mio cuore si riempie di piacere,
E balla con i narcisi.


Photo by Yoksel Zok

Pubblicato da ilblogdimyriamdeluca

Sono Myriam De Luca, nasco a Palermo dove vivo e opero. Tre parole bastano per presentarmi e rappresentarmi: Donna, Amore, Scrittura. La ricerca della bellezza, attraverso l’arte in ogni sua forma, è parte fondamentale della mia vita. Seguitemi in questo blog per scoprire il mio mondo, miei libri, la mia anima.

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