Anni Cinquanta: evoluzione e proteste / 1

Vi dice nulla il nome Claudette Colvin? Non diceva nulla neanche a me, prima di scoprire la sua storia girovagando per il web. Se invece vi dico Rosa Parks, sono sicura che molti di voi sapranno subito di cosa stiamo parlando. Oggi vi racconterò proprio questa storia, che ci mostra il razzismo in tanti modi diversi. La storia delle cattive ragazze che, a metà degli anni ’50 si sono battute per cambiare la storia di disuguaglianza cui, per troppo tempo, sono state soggette le persone di colore.

Una storia che contiene in se stessa luci e ombre che molti di noi non conoscono e che ha dei retroscena interessanti su cui riflettere.


Claudette Colvin è nata a Montgomery, in Alabama, il 5 settembre 1939. Cresciuta in un quartiere nero povero della città, era tuttavia una ragazza decisa che sognava di diventare avvocato.

Aveva quindici anni, il 2 marzo del 1955, e proprio quel giorno aveva letto sul giornalino della scuola un articolo che parlava della proibizione imposta ai neri di usare gli spogliatoi e di provare i vestiti nei grandi magazzini. Era seduta sull’autobus che l’avrebbe riportata a casa, nella sezione destinata alla persone di colore. A quel tempo, se un bianco non avesse trovato posto nei cosiddetti “sedili bianchi”, gli afroamericani avrebbero dovuto alzarsi per farlo sedere e restare in piedi nel retro del mezzo.

Quel giorno, quando l’autista intimò alla Colvin di lasciare il posto a una signora bianca che era appena salita, la ragazza si rifiutò. Fu la prima a farlo, nove mesi prima di Rosa Parks. Ammanettata e trascinata fuori dall’autobus da due poliziotti, Claudette continuò a protestare che i suoi diritti costituzionali erano stati violati.

Fu processata e condannata per per disturbo della quiete pubblica, violazione della legge di segregazione e aggressione. Insieme ad Aurelia Browder, Susie McDonald, Mary Louise Smith e Jeanette Reese, e con il supporto della comunità di colore, Claudette Colvin querelò il sindaco di Montgomery. Le cinque donne avevano subito discriminazione dagli autisti dei mezzi pubblici della città e i leader della comunità afroamericana pensarono che i tempi fossero maturi per avviare un procedimento penale, che si concluse il 5 giugno 1956 con una sentenza che dichiarava incostituzionale la segregazione sui bus, dal momento che il 14° Emendamento della Costituzione sanciva eguali diritti per tutti i cittadini.

La città di Montgomery e lo stato dell’Alabama fecero ricorso presso la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, che però fu irremovibile e impose al sindaco di cessare immediatamente la segregazione. Il caso di Rosa Parks, avvenuto nel dicembre 1955, servì ad alimentare e a far conoscere la gravità della situazione e, in definitiva, a cementare il supporto degli attivisti per i diritti civili e della comunità afroamericana, diventandone infine il simbolo.

Perché, allora, non conosciamo la storia di Claudette Colbin? Perché a volte esistono forme di discriminazione sotterranee capaci di modificare anche storie “a lieto fine” come questa. Perché le leggi del patriarcato sopravvivono, ahimè, anche in contesti che vorrebbero ribaltarle. Perché Claudette era giovane, ribelle e, pochi mesi dopo il caso del bus, rimase incinta. Insomma, non era “adatta” per diventare il simbolo della protesta nera, non era “credibile” e le fu chiesto di farsi da parte.

Rosa Parks aveva 42 anni, lavorava ed era sposata, così l’Associazione per i diritti dei neri ritenne che fosse più “presentabile” e idonea a diventare il simbolo della protesta. D’altra parte anche a lei, in quanto donna, furono imposte pesanti limitazioni rispetto al ruolo che avrebbe potuto giocare e la sua vita privata fu duramente colpita dagli eventi che la riguardarono. Tuttavia, se adesso possiamo ricordarla e assegnarle l’importanza che merita nel processo di liberazione dalla segregazione e dalla discriminazione, è anche grazie al fatto che Rosa Parks non era sola: alle sue spalle c’erano le cinque donne che per prime hanno urlato il loro no all’ingiustizia.

Pubblicato da ilblogdimyriamdeluca

Sono Myriam De Luca, nasco a Palermo dove vivo e opero. Tre parole bastano per presentarmi e rappresentarmi: Donna, Amore, Scrittura. La ricerca della bellezza, attraverso l’arte in ogni sua forma, è parte fondamentale della mia vita. Seguitemi in questo blog per scoprire il mio mondo, miei libri, la mia anima.

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